Faccio indie

Sovente cogito ma poi rimane là,

so bene che il mio pubblico più in là non va,  Maria ti prego aiutami che non capisco,

so che non siamo amici ma io non resisto.
 
Mi vesto senza specchio e sembro un po’ un barbone, ho riesumato un diario per l’ispirazione,

ti giuro non capisco proprio come fare,

un testo buono per la terza elementare.
 
Canzoni strappalacrime e testi da poeti,

amori giri immensi senza mai tornare al quindi,
a me basta parlare di quel che ho fatto ieri, tanto poi mi chiamano cantante indie.
 
Faccio Indie faccio la rivoluzione,

quattro accordi e canto senza intonazione,

la posta di Cioè mi serve a fare il tormentone,

ti urlo che mi manchi a fare ed ecco la canzone.
 
Medicine, cibo, donne e canne a profusione,
ogni nome è buono per chiamare una canzone,
influencer follower sono da collezione,

non ce n’è di covid e sei in già in televisione.
 
Testi da Non è la Rai, sono in cima a Spotify,
fanno rap, fanno trap, io sto fermo alle Tic Tac, tu che c’hai Tik Tok muovi il culo col bikini,

io che faccio indie prendo esempio dai pinguini.
 
Faccio Indie faccio la rivoluzione,

quattro accordi e canto senza intonazione,

la posta di Cioè mi serve a fare il tormentone,

ti urlo che mi manchi a fare ed ecco la canzone.

 

“Faccio Indie” è stata la mia risposta alla corrente musicale che ha invaso Spotify! Ormai tutto era diventato “indie”: Instagram e le foto ai piatti nei ristoranti era “indie”, scrivere testi da diario adolescenziale era “indie”, tutto era “indie”.

Alla fine si sa, l'”indie” è il pop di chi non può economicamente permettersi di fare il pop, e io non potevo perdere l’occasione di fare “indie”.

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